
Liberamente ispirato a Molto rumore per nulla, celebre commedia di William Shakespeare, lo spettacolo Speriamo che sia Shakespeare, promosso dall’associazione culturale Vento Notturno APS, è andato in scena venerdì 9 e sabato 10 ottobre al Teatro Cordova di Pescara. La rappresentazione ha portato sul palcoscenico una rivisitazione originale dell’universo shakespeariano, intrecciando intrighi amorosi, inganni, ironia e situazioni paradossali in un percorso teatrale che ha messo in dialogo epoche e linguaggi differenti. La vicenda si è svolta in una Messina sospesa tra il XVI e il XVII secolo, scenario suggestivo nel quale si sono incontrati personaggi nobili, ufficiali e giovani donne, dando vita a una trama ricca di imprevisti e colpi di scena. Il principe Don Pedro d’Aragona, reduce da vittoriose campagne militari, è giunto nella tenuta del Governatore dell’isola accompagnato dai suoi ufficiali. Il loro arrivo ha rappresentato l’inizio di una serie di incontri e situazioni che hanno intrecciato sentimenti, rivalità e strategie, trasformando la quiete della dimora in un vivace teatro di passioni umane.
Al centro della narrazione si sono sviluppate le vicende sentimentali di Ero e Beatrice, protagoniste di un intreccio nel quale l’amore si è mescolato al sospetto, le dichiarazioni sincere si sono alternate agli equivoci e le relazioni sono state messe alla prova da malintesi e manipolazioni. Le aspirazioni dei personaggi si sono così scontrate con le trame dell’antagonista, alimentando dubbi e tensioni e lasciando aperto l’interrogativo sul destino delle coppie: il sentimento è riuscito a prevalere sugli inganni oppure le macchinazioni hanno compromesso il lieto fine tanto atteso?
La rappresentazione ha ripreso lo spirito della commedia shakespeariana, valorizzandone la capacità di esplorare le contraddizioni dell’animo umano attraverso l’ironia, il gioco delle apparenze e la complessità dei rapporti interpersonali. Dietro il susseguirsi di situazioni comiche e intrighi amorosi è emersa, infatti, una riflessione sulla fragilità delle relazioni, sulla facilità con cui le parole possono generare incomprensioni e sul ruolo che le convenzioni sociali hanno avuto nelle scelte dei protagonisti. A caratterizzare il progetto è stata soprattutto la scelta di riunire in un unico ensemble tutti i laboratori dell’associazione culturale Vento Notturno APS. L’iniziativa ha dato vita a un’esperienza corale nella quale i diversi percorsi formativi si sono incontrati, contribuendo alla costruzione di un lavoro condiviso e offrendo ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con un testo della tradizione teatrale internazionale.
Il progetto ha preso forma attraverso un esperimento di metateatro, nel quale la rappresentazione non si è limitata a raccontare una storia, ma ha giocato anche con il significato stesso del fare teatro. Il mondo di Sir William Shakespeare è stato così riletto attraverso un incrocio tra passato e presente, in un dialogo tra la tradizione classica e una sensibilità contemporanea. La distanza temporale che separa il pubblico dai personaggi è stata trasformata in un’occasione per riscoprire l’attualità dei temi shakespeariani, ancora capaci di parlare alle emozioni, ai dubbi e alle contraddizioni dell’uomo moderno. L’incontro tra epoche diverse ha costituito uno degli elementi distintivi dello spettacolo. Il linguaggio e le atmosfere della commedia classica si sono confrontati con l’energia e la creatività dei partecipanti, dando vita a una messa in scena che ha valorizzato tanto il testo di partenza quanto il lavoro collettivo. Il risultato è stato un percorso teatrale in cui la dimensione ludica si è intrecciata con la sperimentazione, lasciando spazio all’ironia, alla spontaneità e alla possibilità di sorprendere il pubblico.
Protagonisti di questa sfida sono stati diciotto attori, chiamati a confrontarsi con un autore complesso e con una materia drammaturgica ricca di sfumature. Attraverso il lavoro d’insieme, ciascuno ha contribuito alla costruzione di un universo scenico popolato da personaggi, relazioni e situazioni differenti, dando valore alla collaborazione e alla condivisione dell’esperienza teatrale. La partecipazione dell’intero ensemble ha rappresentato il cuore del progetto, testimoniando l’importanza dei laboratori come luoghi di crescita artistica, ricerca espressiva e incontro. Con Speriamo che sia Shakespeare, l’associazione Vento Notturno APS ha portato in scena non soltanto una rilettura di un classico, ma anche il risultato di un percorso collettivo fondato sulla passione per il teatro e sulla volontà di sperimentare nuove forme di racconto. La commedia ha offerto l’occasione di confrontarsi con un patrimonio culturale che continua a rinnovarsi attraverso le interpretazioni di chi lo porta sul palcoscenico, dimostrando come i grandi testi della letteratura possano trovare nuova vita quando vengono attraversati da sensibilità diverse.
L’esperimento ha così unito tradizione e contemporaneità, formazione e spettacolo, ricerca individuale e lavoro di gruppo. Diciotto attori hanno raccolto la sfida di misurarsi con la magia shakespeariana, affidandosi alla forza della recitazione corale e alla vitalità di una commedia che, attraverso equivoci e passioni, ha continuato a raccontare qualcosa di profondamente umano. Un progetto che ha celebrato il teatro come spazio d’incontro e di trasformazione, capace di superare i confini del tempo e di restituire al pubblico il piacere di lasciarsi sorprendere dalla scena. Perché, quando la creatività si unisce alla passione e il passato incontra il presente, anche una domanda ironica come Speriamo che sia Shakespeare si è trasformata in un invito a riscoprire la bellezza, l’imprevedibilità e la magia del teatro.
Dante Andrea Amicarelli

















