mercoledì, Maggio 6

Palestre della salute e crisi della sanità accreditata convenzionata 

Condividi

 

Le “palestre della salute” rappresentano senza dubbio un’iniziativa importante nell’ambito della prevenzione e della promozione di corretti stili di vita. La scelta della Regione Abruzzo di disciplinare il percorso per il conseguimento della certificazione costituisce un passaggio significativo verso modelli di presa in carico sempre più orientati alla prevenzione primaria e all’attività fisica adattata per i pazienti affetti da patologie croniche stabilizzate. 

È positivo che il provvedimento abbia previsto il coinvolgimento delle Asl, delle università, della medicina generale e specialistica, dei professionisti dell’area motoria e degli organismi di formazione, definendo procedure chiare e ambienti controllati per lo svolgimento delle attività. 

Tuttavia, mentre si costruiscono nuovi percorsi organizzativi, non si può ignorare la situazione di forte difficoltà che da anni attraversa il comparto della sanità privata accreditata e convenzionata e quello socio-sanitario delle RSA e delle strutture ex art. 26. 

In Abruzzo esiste già una rete composta da strutture ospedaliere accreditate, cliniche, RSA e centri di riabilitazione ex art. 26 che ogni giorno, nelle proprie palestre riabilitative e nei reparti, garantiscono assistenza, riabilitazione e presa in carico di migliaia di cittadini fragili, anziani, disabili, cronici e non autosufficienti. 

In queste realtà lavorano migliaia di professionisti: infermieri, fisioterapisti, logopedisti, educatori professionali, psicologi, assistenti sociali, OSS, tecnici e medici specialisti come fisiatri, foniatri, neurologi, ortopedici, pneumologi, cardiologi e psichiatri, figure fondamentali all’interno dei percorsi riabilitativi individuali e dell’intero sistema sanitario regionale. 

Sono professionisti che assicurano continuità assistenziale, riabilitazione intensiva ed estensiva, percorsi di recupero funzionale, assistenza residenziale, ambulatoriale e domiciliare, spesso operando in contesti caratterizzati da elevata complessità clinica e assistenziale. 

Eppure, proprio questi lavoratori continuano a vivere una condizione di forte penalizzazione contrattuale ed economica. 

I contratti della sanità ospedaliera ARIS e AIOP risultano fermi da 8 anni. I contratti delle RSA ARIS RSA e AIOP RSA risultano invece bloccati da 14 anni. 

Una situazione non più sostenibile per migliaia di operatori che, pur svolgendo attività sanitarie e socio-sanitarie essenziali accreditate e convenzionate con il Servizio sanitario, continuano a subire una progressiva perdita del potere d’acquisto, aggravata dall’aumento del costo della vita, dell’energia, dei trasporti e dalla crescente pressione organizzativa all’interno delle

strutture. 

A questo si aggiunge un ulteriore elemento centrale: molte delle strutture che oggi operano nel settore della riabilitazione e della presa in carico territoriale dispongono già di palestre riabilitative, équipe multidisciplinari e personale altamente qualificato che da anni lavora sulla prevenzione delle disabilità, sul recupero funzionale e sul mantenimento delle autonomie residue dei pazienti cronici e fragili. 

Per questo motivo, la programmazione sanitaria regionale dovrebbe guardare con maggiore attenzione anche al patrimonio professionale, organizzativo e assistenziale già esistente nella sanità accreditata e convenzionata. 

Le “palestre della salute” possono rappresentare un’opportunità importante, ma non possono diventare l’unica risposta al crescente bisogno di salute territoriale senza affrontare parallelamente il tema della sostenibilità delle strutture socio-sanitarie e della dignità del lavoro di chi vi opera. 

Senza il rinnovo dei contratti, senza una revisione delle rette ferme da anni e senza investimenti sul personale e sugli standard assistenziali, il rischio concreto è quello di assistere a una progressiva fuga di professionisti verso il sistema pubblico o verso altri Paesi europei, impoverendo ulteriormente un settore che già oggi garantisce una parte fondamentale dell’assistenza sanitaria e riabilitativa regionale. 

La politica regionale e l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì (in foto), hanno il dovere di aprire una riflessione urgente sul futuro della sanità accreditata e convenzionata e delle strutture socio-sanitarie RSA, valorizzando il lavoro di migliaia di professionisti che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, continuano a garantire cura, assistenza, riabilitazione e dignità alle persone più fragili. 

Perché non può esistere una vera prevenzione senza il riconoscimento del valore del lavoro sanitario e socio-sanitario. E non può esistere una sanità territoriale forte senza investire sulle persone che ogni giorno la rendono possibile. 

Daniele Leone 

Coordinatore provinciale sanità accreditata convenzionata FP CGIL Chieti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.