sabato, Giugno 27

Il vero problema, caldo estremo e anziani fragili

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Le ondate di calore rappresentano una sfida crescente di sanità pubblica, con impatto sproporzionato sulla popolazione anziana. Ogni estate, i Pronto Soccorso degli ospedali d’Italia, inclusi quelli dell’ASL Lanciano–Vasto–Chieti, registrano un aumento significativo di accessi correlati alle alte temperature: disidratazione, colpo di calore, scompenso cardio-circolatorio, riacutizzazione di patologie croniche. I soggetti più vulnerabili sono pazienti oncologici in trattamento, diabetici, anziani con pregresso ictus e portatori di malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, SLA). Per loro il caldo estremo è un rischio clinico reale e potenzialmente letale.

La circolare ministeriale 2025–2026 (Iavicoli–Campitiello) ha invitato le Regioni a rafforzare la risposta territoriale per ridurre il ricorso improprio ai PS.

Prevenzione: il primo strumento di tutela

È fondamentale che le persone fragili e i loro familiari adottino comportamenti semplici ma efficaci durante le ondate di calore: restare in ambienti freschi e climatizzati nelle ore più calde della giornata, evitare di uscire nelle fasce orarie comprese tra le 11 e le 18, bere regolarmente anche in assenza di sete, indossare abiti leggeri e chiari. Queste misure, apparentemente banali, rappresentano la prima linea di difesa per la salute delle persone anziane e fragili, e contribuiscono concretamente a ridurre il numero di accessi evitabili ai Pronto Soccorso nei mesi estivi.

Il corto circuito organizzativo

Dopo la stabilizzazione clinica in PS, molti anziani fragili non hanno indicazione al ricovero per acuti ma non possono essere dimessi: l’assenza di caregiver rende la dimissione clinicamente inappropriata. Il risultato è il boarding — permanenza prolungata in PS — con pressione a cascata su Medicina Interna e Geriatria, ricoveri impropri in lungodegenza e sottrazione di posti letto a chi ne ha reale necessità. Un corto circuito che si ripete ogni estate.

La proposta: ricoveri brevi nelle strutture accreditate

La soluzione non richiede nuove costruzioni né fondi straordinari, ma l’attivazione di trasferimenti temporanei (3–7 giorni) verso strutture socio-sanitarie accreditate ex art. 26 L. 833/1978 già presenti nel territorio, dotate di: presenza infermieristica, medica e OSS H24; fisioterapista; consulenza geriatrica e cardiologica; diagnostica di base; ambienti climatizzati; somministrazione di liquidi (os, parenterale, ipodermoclisi); monitoraggio parametri vitali; collegamento funzionale con il PS e il reparto di riferimento.

Il percorso prevede trasferimento protetto dal PS con consenso informato, presa in carico multidisciplinare con Piano Assistenziale Individuale temporaneo, monitoraggio H24 e dimissione protetta con comunicazione al medico di reparto o di Pronto Soccorso e al MMG, che provvederà, se necessario, all’attivazione dell’ADI.

Esperienze già operative

Il modello non è teorico. In Emilia-Romagna i ricoveri temporanei post-dimissione nelle strutture socio-sanitarie accreditate sono istituzionalizzati e le prestazioni sono remunerate dal Fondo Regionale per la Non Autosufficienza. In Piemonte (DGR 273/2016) i ricoveri di sollievo in strutture socio-sanitarie sono attivabili in caso di emergenze stagionali. La Lombardia ha introdotto le strutture socio-sanitarie Aperte e il Codice Calore nei PS. In Sicilia (Decreto Assessoriale n. 876/2024) il trasferimento diretto dal PS a strutture private accreditate per pazienti stabilizzati è normato e confermato dal Ministero della Salute.

Quadro normativo e sostenibilità

La proposta si inscrive nel DM 77/2022 e nella circolare ministeriale vigente. L’inquadramento tariffario può avvenire tramite le tariffe ex art. 26 L. 833/1978, i ricoveri di sollievo già normati o un accordo integrativo con la Regione Abruzzo. Nessun costo aggiuntivo per l’assistito.

Per l’implementazione nella ASL di Chieti occorrono: accordo operativo tra ASL 2, PS di Vasto, Lanciano e Chieti e strutture accreditate idonee; adeguamento tariffario regionale; sistema di monitoraggio degli esiti; inserimento nel Piano Locale Caldo.

Conclusione

Il territorio della ASL di Chieti non ha bisogno di nuove strutture. Ha bisogno che quelle esistenti — accreditate, convenzionate, radicate nella comunità — vengano riconosciute come parte attiva della rete territoriale e messe in condizione di operare con continuità. Ogni posto occupato in una struttura accreditata è un letto di Medicina Interna liberato. Ogni anziano trasferito in sicurezza è un accesso improprio al PS evitato. Non servono riforme straordinarie: serve la volontà politica e organizzativa di utilizzare con intelligenza quello che il territorio già esprime.

Daniele Leone — Infermiere e Coordinatore Infermieristico

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