
Nel comparto della sanità pubblica, in appena nove mesi, sono stati sottoscritti due contratti collettivi nazionali di lavoro: il CCNL 2022-2024 e, subito dopo, l’ipotesi di CCNL 2025-2027. Il Governo ha reperito le risorse necessarie e centinaia di migliaia di dipendenti pubblici del Servizio sanitario nazionale vedranno riconosciuti aumenti retributivi, arretrati e nuove tutele. Un risultato che dimostra come, quando la volontà politica e le risorse convergono, i rinnovi contrattuali siano possibili anche in tempi ravvicinati.
È partendo da questo dato che Daniele Leone, infermiere e coordinatore infermieristico, rivolge un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Massimiliano Fedriga, chiedendo la stessa attenzione per una parte del sistema di cura che da troppo tempo resta ai margini di questo percorso.
Quattordici anni di attesa
Si tratta dei lavoratori delle strutture socio-sanitarie accreditate e convenzionate operanti ai sensi dell’articolo 26 della legge 833 del 1978, riconducibili in larga parte ai contratti collettivi ARIS RSA e AIOP RSA: RSA, residenze protette, centri di riabilitazione, strutture di lungodegenza. Infermieri, fisioterapisti, logopedisti, assistenti sociali, operatori socio-sanitari, educatori, terapisti occupazionali, psicomotricisti e tutto il personale che vi opera attendono il rinnovo del proprio contratto collettivo dal 2012: quattordici anni. Nello stesso periodo non sono state adeguate le rette e le tariffe corrisposte alle strutture, mentre i costi di gestione, dell’energia e del personale sono aumentati in modo significativo.
Una condizione di attesa che riguarda, seppure in misura diversa, anche il personale degli ospedali classificati e delle cliniche accreditate e convenzionate associate ad ARIS e AIOP, il cui contratto collettivo non viene rinnovato da otto anni: un ulteriore segnale di come l’intera sanità privata accreditata e convenzionata, e non solo il comparto pubblico, richieda un’attenzione contrattuale che finora è mancata.
Le ricadute sul sistema di cura
Nell’appello si sottolinea come non sia facile comprendere, e spiegare a chi lavora ogni giorno sul campo, come una parte del sistema di cura possa rinnovare i contratti ogni pochi mesi mentre un’altra parte, che assiste ogni giorno gli stessi cittadini fragili e anziani, resti ferma da quattordici anni. Una condizione che si riflette nei concorsi pubblici per infermiere sempre più spesso deserti, nel calo delle immatricolazioni ai corsi di laurea in infermieristica, nella scelta di molti giovani professionisti di emigrare all’estero dove le condizioni economiche e contrattuali sono più favorevoli, e nella crescente difficoltà delle RSA, delle residenze protette, delle strutture di lungodegenza e dei centri di riabilitazione a reperire e trattenere personale qualificato.
Una carenza che non è un problema astratto: si traduce concretamente in minore disponibilità di posti letto per l’assistenza post-acuta e la riabilitazione, in liste d’attesa più lunghe per il trasferimento dagli ospedali, e in un carico crescente sulle famiglie che non trovano risposta nella rete dei servizi socio-sanitari territoriali.
La richiesta
L’appello chiede che il rinnovo del contratto del personale delle strutture ex art. 26 e l’adeguamento di DRG, rette e tariffe alle strutture accreditate siano posti tra le priorità dell’agenda politica e istituzionale, con la stessa determinazione e la stessa rapidità che hanno permesso, in nove mesi, di rinnovare due contratti nel comparto pubblico. Le strutture socio-sanitarie accreditate concorrono, ogni giorno, alla tenuta del Servizio sanitario nazionale: non possono restare, si legge nella lettera, l’anello debole di un sistema che si vuole, insieme, più attrattivo e più forte.
Dott. Daniele Leone – Infermiere – Coordinatore Infermieristico















