martedì, Agosto 25

La moglie di Domenico Racanati: “Solo attese infinite”

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I giorni si susseguono ma i detriti accatastati sotto il ponte del Trigno crollato il 2 aprile restano fermi. Sotto quei detriti potrebbe essere l’auto e il corpo di Domenico Racanati, il pescatore di Bisceglie che nel momento del crollo stava attraversando il ponte . Ogni tanto arriva qualche promessa, ma niente altro. Un dolore che si aggiunge al dolore per la famiglia Racanati . La moglie ha scritto una lettera pubblica alle autorità e a chi è preposto a gestire le ricerche.

A riportare la notizia, stamane, a firma di Paola Calvano, è il quotidiano dell’Abruzzo Il Centro.

“Mancano nove giorni al 2 settembre. Quel giorno saranno cinque mesi da quando mio marito è scomparso dopo il crollo del ponte sul fiume Trigno”, scrive Vanessa Racanati. “Cinque mesi di attesa. Cinque mesi di dolore. Cinque mesi durante i quali la mia famiglia vive sospesa, senza sapere dove sia mio marito e senza avere una risposta definitiva. Io sono ancora qui. Sto ancora aspettando di sapere la data precisa in cui verrà effettuato il dragaggio. Sono stanca di sentire che ogni volta c’è un problema. Prima gli ordigni bellici. Poi le autorizzazioni. Poi i documenti. Poi la burocrazia. Poi un altro ostacolo. In questi cinque mesi ne ho sentite tante. Troppe. E oggi, sinceramente, non riesco più a credere alle parole se alle parole non seguono i fatti Dal 5 giugno sono stati individuati tre punti nei quali venivano rilevate anomalie compatibili con la presenza di metallo. Dal 5 giugno siamo arrivati a settembre. Tre mesi nei quali una famiglia ha continuato ad aspettare mentre mio marito, il mio compagno di vita, è ancora lì, da qualche parte, sotto quell’acqua o in quel fiume. E io continuo a chiedermi: perché? Perché è passato tutto questo tempo? Perché non si è intervenuti immediatamente quando sono stati individuati quei tre punti?
Perché ogni passaggio deve trasformarsi in un nuovo ostacolo? Perché ancora oggi non abbiamo una data certa? Io posso comprendere che esistano difficoltà tecniche, problemi di sicurezza, autorizzazioni e procedure che devono essere rispettate. Ma quello che non posso più accettare è un’attesa senza una scadenza, senza certezze e senza risposte concrete. Perché dietro quelle procedure c’è una persona non una pratica burocratica”. 

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