
Cinque operatori raccontano il cicloturismo abruzzese, dalla Costa dei Trabocchi al Gran Sasso. Con i dati Isnart-Legambiente, il Cycle Tourism Index 2026 e lo stato delle ciclovie aggiornato al 22 ottobre 2026.
Nel 2025 l’Abruzzo ha registrato 8,8 milioni di presenze turistiche, il 23% in più dell’anno precedente, e le presenze straniere sono cresciute del 40%. Nel primo semestre 2026 gli stranieri sono aumentati ancora del 14%: l’Abruzzo è la terza regione italiana per crescita. Una parte di questo slancio passa dalla bicicletta. Secondo il Rapporto Isnart-Legambiente “Viaggiare con la bici” 2026, l’Abruzzo è quarto in Italia per specializzazione nel noleggio bici, con un indice doppio rispetto alla media nazionale.
È il quadro da cui parte Il cicloturismo in Abruzzo: la voce degli operatori, il white paper che Bikeitalia pubblica oggi e che si scarica gratuitamente.
Il rapporto si basa sulle interviste a cinque imprese della costa e dell’interno: Wolftour di Penne, Il Bosso di Bussi sul Tirino, Isytravel by Bikelife di Francavilla al Mare, Majambiente di Caramanico Terme e Civitarese Viaggi di Ortona.
Per tutte il cicloturismo è ormai una voce stabile del fatturato, con pesi molto diversi. Si va dal 10-15% de Il Bosso, che affianca la bici a canoa e trekking, al 78-80% di Isytravel, tour operator specializzato in vacanze in bici. Wolftour è passata in pochi anni dal 10% al 30-40%.
«Non c’è mai stato un calo, il trend è sempre stato positivo», racconta Morena Pignoli.
A cambiare è anche il pubblico. Con l’e-bike arrivano coppie, pensionati, gruppi aziendali e una clientela del Nord Europa: per Isytravel, spiega Claudio Di Dionisio, la metà del lavoro arriva dai paesi scandinavi.
La Via Verde della Costa dei Trabocchi resta il primo richiamo. Nell’estate 2026 sono stati inaugurati due nuovi tratti, a Ortona nord e a Casalbordino, e il tratto abruzzese della Ciclovia Adriatica dispone di 24,5 milioni di euro di fondi ministeriali, per il 78,5% destinati a enti della provincia di Chieti. Gli operatori chiedono ora servizi lungo il percorso: «Occorrono tanti servizi, occorre tanta accoglienza, dei chioschi, qualcosa che faccia sentire veramente il turista in festa», dice Luciana Notarfranco Civitarese di Civitarese Viaggi.
L’entroterra è l’altra faccia dell’offerta. «È vero che c’è la Costa dei Trabocchi […] ma la montagna vince sempre», sostiene Pignoli. Le aree interne – tra Parchi, Ciclovie della Transumanza, Percorsi di Ermes e Rete Ciclabile dei Trabocchi – contano oltre 1.500 km di percorsi mappati. Pierluigi Astrologo di Majambiente chiede di farli conoscere, a partire da carte e guide aggiornate, con una promozione mirata: le aree interne non reggerebbero un turismo di massa.
Il margine di crescita è ampio. Nel Cycle Tourism Index 2026, elaborato da Bikenomist con komoot, l’Abruzzo è quindicesimo su venti regioni per attrattività verso i cicloturisti stranieri. D’estate sale al quattordicesimo posto, in autunno scende al diciassettesimo. Allungare la stagione è l’obiettivo che gli operatori indicano per i prossimi anni.
«L’Abruzzo ha già molto da offrire a chi viaggia in bici: una ciclovia sul mare che cresce ogni anno, parchi e borghi collegati da centinaia di chilometri di percorsi, operatori che hanno investito con convinzione», dichiara Manuel Massimo, autore del white paper e Direttore responsabile di Bikeitalia.
«Abbiamo voluto dare la parola a chi lavora sul territorio ogni giorno. La crescita delle presenze e il peso del cicloturismo nei fatturati raccontano un settore in salute. La sfida ora è farlo conoscere di più a chi pedala e allungare la stagione oltre l’estate».



















