giovedì, Luglio 9

Vincento Toma: “Il raggiungimento degli obiettivi viene deciso dal nucleo di valutazione che redige un verbale. Non ho nessuna facoltà di interferenza”.

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“Il raggiungimento degli obiettivi viene deciso dal nucleo di valutazione che redige un verbale. Non ho nessuna facoltà di interferenza”.

Lo ha detto martedì in aula Vincenzo Toma, il dirigente comunale rinviato a giudizio per il reato di peculato. La vicenda processuale ruota intorno ad un premio di risultato di 30.873 euro relativo agli obiettivi conseguiti nell’annualità 2020 che secondo la Procura Toma si sarebbe liquidato con la determina n.139 del 20 gennaio 2023.

Il dirigente – che continua a prestare servizio in Comune con un contratto di collaborazione gratuita – ha ricostruito tutti i passaggi degli atti amministrativi – determine e mandati di pagamento – e ha risposto alle domande del pubblico ministero Miriam Manfrin, del difensore Francesco La Cava del foro di Isernia e del giudice Italo Radoccia.

L’esame dell’imputato è durato all’incirca dieci minuti. Praticamente un’udienza lampo.
Conclusa la fase istruttoria il collegio ha aggiornato il processo al 15 settembre per la requisitoria del pubblico ministero, l’arringa della difesa e la sentenza.
Nella precedente udienza del 19 maggio aveva deposto il sindaco Francesco Menna quale teste della difesa. Secondo il primo cittadino “il pagamento del premio di risultato non è discrezionale, ma previsto dalla legge e liquidato in base al raggiungimento dei risultati. Non pagare significa creare un contenzioso”.
Il primo cittadino ha sostenuto la perfetta liceità della condotta del dirigente. Menna ha poi accennato alla relazione degli ispettori del MEF (Ministero dell’Economia e della Finanza) e al “clima particolare” che si era creato in Comune quando il segretario generale era Aldo D’Ambrosio, teste-chiave dell’accusa sentito durante la prima udienza del processo.
Parte lesa nel procedimento è il Comune, che non si è costituito parte civile.
Oltre al sindaco Menna, nel corso della precedente udienza del 19 maggio, sono stati sentiti come testi della difesa Giuseppe Canossi, presidente del Nucleo di valutazione, Stefano Monteferrannte, dirigente del II settore e Vito Di Maria, commercialista e revisore dei conti incaricato da Toma. La deposizione più attesa, ovviamente, è stata quella del sindaco.
L’inchiesta sfociata nel rinvio a giudizio è stata avviata dalla Procura in seguito al dossier degli ispettori del Mef, secondo i quali i premi di risultato venivano liquidati alle figure apicali senza che a monte fossero stati stabiliti criteri “chiari e misurabili”. Una tesi ribadita in aula, nel corso della prima udienza, da Biagio Giordano, ispettore del Mef, autore del corposo documento di 83 pagine in cui sono condensati i risultati di una ispezione compiuta in Comune nel 2023.
Anna Bontempo (Il Centro)

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