
Assolto perché il fatto non sussiste. La sentenza è arrivata ieri alle 17.15 e ha messo un punto fermo nella vicenda che ha visto Vincenzo Toma, dirigente comunale, finire sotto processo per il reato di peculato.
Il pubblico ministero Miriam Manfrin ha chiesto, al termine di una durissima requisitoria, la condanna del funzionario a quattro anni e sei mesi di reclusione, rimarcando una serie di irregolarità. Mentre il difensore del dirigente, avvocato Francesco La Cava ha sottolineato, durante l’arringa “che il processo nasce da un momento di risentimento dell’ex segretario comunale Aldo D’Ambrosio”.
D’Ambrosio e l’ispettore del Mef (Ministero dell’Economia e della Finanza), Biagio Giordano, autore del dossier che ha dato la stura all’indagine giudiziaria, sono stati i due testi-chiave del processo.
Toma, che è andato in pensione nel 2024, ma che continua a prestare servizio in Comune a Vasto in virtù di un contratto di collaborazione gratuita, era stato rinviato a giudizio per aver disposto, in favore di se stesso, stando al capo di imputazione, il pagamento della somma di 30.873 euro come premio di risultato per gli obiettivi conseguiti nell’annualità 2020. L’inchiesta, che si è conclusa con una sentenza di assoluzione piena, era stata avviata dalla Procura in seguito al dossier degli ispettori del Ministero. Nel procedimento figura come parte lesa il Comune, che non si è costituito parte civile.
Nella sua requisizione il pubblico ministero ha parlato di un “quadro grave”, richiamando le deposizioni di D’Ambrosio e Giordano. Ha rimarcato l’assenza di obiettivi alla base della liquidazione del premio di risultato e ha concluso la requisitoria con la richiesta di condanna. Dopo un’ora e mezza di camera di consiglio il collegio giudicante (presidente Italo Radoccia, a latere Tito Antonini e Aureliano Deluca) ha emesso il verdetto: “assolto perché il fatto non sussiste”.
Durante la precedente udienza del 7 luglio il dirigente aveva ricostruito il percorso delle determine e dei vari atti amministrativi di liquidazione e risposto alle domande del pubblico ministero, precisando che “il raggiungimento degli obiettivi viene deciso dal nucleo di valutazione”, un organo collegiale che ha competenza sulla misurazione della performance dei dirigenti. E il cui presidente , Giuseppe Canossi ha deposto come teste della difesa.
Tutti passaggi richiamati dal difensore, il quale ha fatto più volte riferimento anche alla deposizione del sindaco Francesco Menna, in qualità di teste della difesa. Il primo cittadino aveva precisato che “il pagamento del premio di risultato non è discrezionale, ma previsto dalla legge e liquidato in base al raggiungimento dei risultati. Non pagare significa creare un contenzioso”.
Anna Bontempo (Il Centro)

















